Melissa, 1949, una strage di Stato

«Alle prime luci del 24 ottobre 1949 migliaia di contadini, provenienti da decine di comuni delle province di Catanzaro e Cosenza, si mossero contemporaneamente, verso i grandi latifondi e le terre usurpate, per esercitare un legittimo diritto e per mettere a semina i campi che nei mesi successivi avrebbero prodotto il necessario per vivere dignitosamente. Ma rompere l’antico dominio degli agrari e del notabilato meridionale non era cosa facile ed indolore, così il 29 ottobre 1949 mentre i contadini stavano arando la terra del demanio Fragalà, nel Comune di Melissa, un reparto della “celere” del ministro degli interni Mario Scelba, aprì il fuoco con i mitra sui contadini inermi. Rimasero uccisi fra le zolle insanguinate, Giovanni Zito di 15 anni e Francesco Nigro di 29, altri 16 gravemente feriti vennero ricoverati in ospedale. Angelina Mauro morì dopo pochi giorni di agonia a soli 24 anni, era la portabandiera del vessillo Italiano, emblema della Costituzione Repubblicana e della volontà di costruire, finalmente, uno Stato unitario e giusto».

Tratto da Candido N. (2017), “I Migranti Meridionali nel Nord italia, dal dopoguerra ad oggi“, pp. 51-52

Un racconto in forma di canzone popolare.

Massimo Ferrante – Melissa

Chi erano i Migranti Meridionali che si spostavano al Nord?

A Torino, come nel capoluogo ligure, il primo lavoro che i migranti meridionali svolgevano si collocava, in genere, all’interno del campo dell’edilizia, dove effettivamente esisteva un’oggettiva carenza organizzativa delle forze sindacali dovuta […] alla dispersione e il frazionamento dei lavoratori in centinaia di piccoli e grandi cantieri e […] lo sforzo che i sindacati mettevano in opera era inadeguato.

[…] Il numero dei Meridionali iscritti alle organizzazioni dei lavoratori nel paese di origine era doppio rispetto a quelli iscritti a Torino. Addirittura, molti di coloro che non avevano rinnovato la tessera erano stati degli attivisti o impegnati in prima persona nell’organizzare numerose lotte sindacali. Del resto, la maggior parte provenivano da zone rurali e ancora gravava su di loro la sconfitta delle lotte per la riforma agraria.
Quel vasto movimento che, tra il 1943 e il 1953, aveva dato vita a occupazioni, scioperi a rovescio, manifestazioni di piazza, mobilitazioni vastissime durate per mesi, prima era stato attaccato tramite la repressione poliziesca, poi minato al suo interno con una parziale redistribuzione delle terre ed infine disperso costringendo tutti i protagonisti di quella stagione di lotte ad emigrare. Certo, erano stati sconfitti, ma rimanevano intimamente ancora legati a quelle battaglie passate, talvolta le ricordavano in modo epico, sapevano di resistenza e di entusiasmo, quasi di memoria collettiva condivisa, ma di sicuro erano lontanissime dalle loro prime esperienze torinesi. Molti ricordavano con orgoglio la combattività di allora, gli scioperi più duri, gli scontri con la polizia, i compagni feriti o, a volte, numero dei Meridionali iscritti alle organizzazioni dei lavoratori nel paese di origine, doppio rispetto a quelli iscritti a Torino. Addirittura, molti di coloro che non avevano rinnovato la tessera erano stati degli attivisti o impegnati in prima persona nell’organizzare numerose lotte sindacali.
Del resto, la maggior parte provenivano da zone rurali e ancora gravava su di loro la sconfitta delle lotte per la riforma agraria. Quel vasto movimento che, tra il 1943 e il 1953, aveva dato vita a occupazioni, scioperi a rovescio, manifestazioni di piazza, mobilitazioni vastissime durate per mesi, prima era stato attaccato tramite la repressione poliziesca, poi minato al suo interno con una parziale redistribuzione delle terre ed infine disperso costringendo tutti i protagonisti di quella stagione di lotte ad emigrare. Certo, erano stati sconfitti, ma rimanevano intimamente ancora legati a quelle battaglie passate, talvolta le ricordavano in modo epico, sapevano di resistenza e di entusiasmo, quasi di memoria collettiva condivisa, ma di sicuro erano lontanissime dalle loro prime esperienze torinesi. Molti ricordavano con orgoglio la combattività di allora, gli scioperi più duri, gli scontri con la polizia, i compagni feriti o, a volte, morti, gli assalti e gli incendi alle caserme, ai municipi, tutto era rievocato fin nei minimi particolari. Insomma, i Meridionali arrivati al Nord era gente semplice e poco scolarizzata, ma temprata dalle esperienze vissute in prima persona, in quel decennio, che aveva visto l’intero Sud sollevarsi e pretendere terra e libertà. La Storia li aveva sconfitti ma, in coloro che avevano vissuto quelle vicende, la voglia di lottare continuava a covare, indomita, come un fuoco pronto a riaccendersi. C’era anche chi diceva, con orgoglio, di essere stato arrestato o d’aver subito un processo, proprio perché portava avanti da protagonista quelle lotte.

Tratto da Candido N. (2017), “I Migranti Meridionali nel Nord italia, dal dopoguerra ad oggi“, pp. 160-161

 

Le organizzazioni sindacali e politiche e i Migranti Meridionali

Le organizzazioni sindacali e politiche quindi rappresentarono, oltre che un mezzo di lotta per tutto il proletariato del Nord, una soluzione sociale e un percorso di affrancamento per i migranti meridionali, i quali si trovarono ad occupare anche nel Settentrione gli strati più miseri e sfruttati della società, sebbene in forme meno dure rispetto ai luoghi di origine. I migranti meridionali, perciò, acquisirono la consapevolezza che per uscire da quella situazione e per non arrendersi all’ineluttabilità del proprio destino, dovevano creare le condizioni per un cambiamento radicale della società e questo sarebbe stato possibile solo collettivamente, tramite, appunto, un vasto movimento sociale.
Questo percorso non fu seguito in modo lucido o in maniera consapevole ma, di fatto, i giovani del Sud, da una parte, rappresentarono le avanguardie e le frange più radicali del movimento operaio degli anni Sessanta e Settanta e, dall’altra, il motore della ripresa delle lotte sindacali dopo l’arretramento avvenuto negli anni Cinquanta.
I Meridionali, sebbene non subito né in modo generalizzato, si iscrissero copiosamente ai sindacati più combattivi e alle forze politiche di Sinistra partecipando, in maniera massiccia, agli scioperi e alle esplosioni di rivolta. 
Altrettanto significativa fu la presenza dei lavoratori del Sud in tutti i movimenti, sindacali e politici, nati come espressione delle istanze di base degli operai o al di fuori dei partiti tradizionali che avevano come comune denominatore una radicale trasformazione della società e delle istituzioni.

Tratto da Candido N. (2017), “I Migranti Meridionali nel Nord italia, dal dopoguerra ad oggi“, pp. 156-157