Le organizzazioni sindacali e politiche quindi rappresentarono, oltre che un mezzo di lotta per tutto il proletariato del Nord, una soluzione sociale e un percorso di affrancamento per i migranti meridionali, i quali si trovarono ad occupare anche nel Settentrione gli strati più miseri e sfruttati della società, sebbene in forme meno dure rispetto ai luoghi di origine. I migranti meridionali, perciò, acquisirono la consapevolezza che per uscire da quella situazione e per non arrendersi all’ineluttabilità del proprio destino, dovevano creare le condizioni per un cambiamento radicale della società e questo sarebbe stato possibile solo collettivamente, tramite, appunto, un vasto movimento sociale.
Questo percorso non fu seguito in modo lucido o in maniera consapevole ma, di fatto, i giovani del Sud, da una parte, rappresentarono le avanguardie e le frange più radicali del movimento operaio degli anni Sessanta e Settanta e, dall’altra, il motore della ripresa delle lotte sindacali dopo l’arretramento avvenuto negli anni Cinquanta.
I Meridionali, sebbene non subito né in modo generalizzato, si iscrissero copiosamente ai sindacati più combattivi e alle forze politiche di Sinistra partecipando, in maniera massiccia, agli scioperi e alle esplosioni di rivolta.
Altrettanto significativa fu la presenza dei lavoratori del Sud in tutti i movimenti, sindacali e politici, nati come espressione delle istanze di base degli operai o al di fuori dei partiti tradizionali che avevano come comune denominatore una radicale trasformazione della società e delle istituzioni.
Tratto da Candido N. (2017), “I Migranti Meridionali nel Nord italia, dal dopoguerra ad oggi“, pp. 156-157



Nelle migrazioni italiane, avvenute in un sistema sociale dove non esistevano istituzioni pubbliche o enti privati capaci di accompagnare il percorso dei migranti, la famiglia ha avuto un ruolo preponderante e, in qualche misura, escluse anche le organizzazioni collettive più rilevanti, le quali si fermavano di fronte al confine del nucleo familiare. Cionondimeno, la solidarietà tra migranti fu capillare e salvifica per moltissimi di loro, e con l’esplosione dei movimenti sociali e delle lotte operaie degli anni Sessanta e Settanta, mutò notevolmente anche il rapporto tra i Meridionali e l’immaginario collettivo della società in cui si trovarono a vivere. I giovani e i lavoratori del Sud oltre ad essere in prima linea, portarono in dote ai movimenti di emancipazione, operai e studenteschi, la radicalità derivante dallo sradicamento collettivo che avevano vissuto e la cultura di ribellione delle rivolte contadine e della storia del Mezzogiorno.